Desmond Folayan torna in città: dalla passione per il basket all’amore per Termini Imerese

Qualche giorno fa Himera Web ha intervistato un personaggio che, giorno dopo giorno, grazie alla sua passione per il basket è riuscito ad affermarsi nella città e, per il suo cordiale modo di fare, è riuscito anche entrare nel cuore dei suoi abitanti. Si tratta di Desmond Folayan, allenatore di basket a Termini Imerese.
L’intervista si è svolta in un luogo che per lui è come una casa, l’impianto polivalente del Lungomare Cristoforo Colombo nel quale insegna la pallacanestro a tutti i bambini e ragazzi che vogliono avvicinarsi a questo sport.

Com’è nata la passione per il basket?

«Il basket per me è stata una scoperta, perché essendo laureato in scienze motorie mi sono trovato in una scuola dove si praticava solo pallacanestro; sto parlando del 1992, io insegnavo in una scuola privata e mi sono trovato a dovere insegnare questa disciplina, così poi giocando con loro ho coltivato questa passione e successivamente sono diventato anche allenatore nazionale, sono arrivato a Termini Imerese e ho trovato una squadra di serie A e, quindi, questa passione è andata avanti. Il mio primo approccio non è da giocatore, ma  da allenatore».

“Questo lavoro come si è trasformato negli anni, prima era più semplice o più difficile?

«Prima era sempre più difficile, un po’ come tutte le cose della vita, perché  si devono imparare tante cose, ci si deve aggiornare in continuazione. Vedevo ragazzi e bambini che erano veramente bravi e sapendo che non avevo ancora la tecnica per insegnare loro il basket mi chiedevo come dovevo fare, ma grazie al fatto che mi sono trovato subito nei livelli alti, ho avuto tanti allenatori che mi hanno dato una mano e che mi hanno anche assistito nella mia crescita. Qui poi ho anche fatto un corso di allenatore a Bormio con ottimi coordinatori, poi ogni anno faccio anche il PAU, che è un aggiornamento per gli allenatori, quindi ogni giorno c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Comunque, oggi è tutto molto più semplice, anche se la strada che si presenta è sempre ricca di novità e bisogna sempre essere preparati e lavorare duro».

I ragazzi oggi come si approcciano al basket?

«I ragazzi si approcciano al basket con molto entusiasmo, proprio qui a Termini Imerese questo sport stava morendo. La pallacanestro, dopo la serie A, fu sciolta nel 2004, per mancanza di soldi. Io ho iniziato nel 2005 con un’altra società mia e posso dire che la crescita del basket a Termini Imerese, grazie a questa iniziativa è rinato: oggi contiamo almeno 200 iscritti. In generale in città cresce perchè sono tre le società di pallacanestro e non sono più solo io».

Secondo te con queste basi è possibile realizzare il sogno di tornare in serie A?

«Me lo auguro, questo me lo auguro con tutto il cuore.
Io quest’anno volevo fare una squadra di serie C femminile per poter crescere piano piano,  formato anche dalle ragazzine che stanno crescendo, purtroppo per mancanza di fondi questo sogno non si è realizzato, però chissà, magari il prossimo anno, sperando che la gente ci dia una mano».

Tu non hai vissuto sempre a Termini, hai notato una differenza tra i luoghi in cui vivevi prima e la nostra città?

«Si, mentre da noi c’è molto più atletismo, perché essendo africani abbiamo un fisico adatto, ma non abbiamo la tecnica, perché lì si fa d’istinto, sono bravi, si prende la palla, sono bravi a schiacciare, ma manca proprio la tecnica e soprattutto la tattica, l’idea e la strategia per arrivare, cosa che qui invece c’è».

Vuoi parlarci un po’ della tua storia?
«Io sono nato in Sierra Leone, in un piccolo paese nel golfo della Guinea, bello, un bel paese, pieno di verde, che da proprio sull’oceano Atlantico, io ero proprio a 400 metri dal mare. In questo somiglia molto alla Sicilia ed è proprio questa somiglianza che mi ha attirato verso la Sicilia, soprattutto qui a Termini Imerese, perché non riesco a stare in un paese senza mare, io devo stare vicino al mare, perché senza non so vivere.
Ti racconto un aneddoto, sono andato a Rovereto, ma dopo sei mesi sono scappato, non ce la facevo, sono andato a Milano, lo stesso, io ho bisogno di stare vicino al mare, vedendo l’acqua del mare io sto bene».

Da quanti anni vivi a Termini?
«Questo è il mio diciottesimo anno, dal ’99. Due anni fa sono andato in Pennsylvania, ma anche lì non c’era mare (ride, ndr), quindi non mi sono trovato bene».

Hai insegnato anche in Pennsylvania?
«No, avevo un contratto per insegnare all’università».

Desmond, dopo tanti anni, ti senti un pochino siciliano, termitano?

«Ma io sono Termitano! Infatti, tutti mi chiedono come mai io parlo come se la Sicilia fosse diversa dall’Italia, perché io dico sempre ‘noi Siciliani’ e non dico mai ‘noi Italiani’, perché non mi sento italiano, ma mi sento siciliano».

Sei una persona che ha viaggiato tanto, hai toccato con mano molte realtà, visto molti paesi, c’è qualcosa che magari vorresti vedere in Sicilia, anche per quanto riguarda il Basket o in generale?

«Magari! Campi di basket ovunque! Abbiamo fatto un progetto quest’anno che il comune sta visionando per reggere dei canestri gratuiti per i bambini, così per creare loro un altro ambiente, in modo che i bambini non devono per forza venire qui per giocare, chi ha un pallone, trova un canestro e può giocare, anche per chi non ha la possibilità economica, ma anche per i bambini che alleno, perché possono farlo solo quando ci sono io qui, perché il campo è chiuso, invece questi bambini per crescere hanno bisogno di un posto per esprimersi liberamente e potranno migliorare così».

A tal proposito, cosa ne pensi di dare la libertà ai ragazzi nello sport? E’ importante promuoverlo?
«Ma certo! E’ importantissimo, bisogna promuovere lo sport e la cultura dello sport! Una volta che la gente vede i canestri fuori, ad esempio, uno più uno fa due, magari qualcuno mi vede che faccio un tiro e allora dice ‘io pure voglio tirare’, arriva qualcun’altro e vuole provare, perché ha visto la persona di prima, è tutto così, come una catena e si può crescere ancora di più».