Termini Imerese, lunedì 20 novembre intitolazione di una via in ricordo della Costituzione Siciliana 1812

 

Lunedì 20 novembre alle ore 11, il tratto di strada tra la via Sperandeo e la piazza Filippo Sgarlata verrà intitolato via della Costituzione Siciliana 1812.
Il 22 dicembre 1798, a seguito della invasione francese del regno di Napoli, il re Ferdinando IV, abbandonò Napoli rifugiandosi nella capitale del Regno di Sicilia. I siciliani, inizialmente soddisfatti delle assicurazioni date da Ferdinando nel discorso di apertura della sessione parlamentare del 1802 riguardo alla sua intenzione di mantenere la corte a Palermo, concessero ingenti donativi. In realtà il re e la sua corte non desideravano altro che tornare a Napoli tanto che, dopo aver fatto degli accordi con Napoleone, vi tornarono nel giugno del 1802.

Così quando – qualche anno dopo – i reali di Borbone tornarono nel capoluogo siciliano l’atmosfera che li accolse fu tutt’altro che festosa: il popolo siciliano non volle più sottostare al loro predominio né pagare ulteriori tasse all’esclusivo fine di mantenerli. Così, nel 1810, il re Ferdinando riunì il Parlamento siciliano domandando personalmente aiuti adeguati per la salvaguardia del regno. Dopo lunghe discussioni il governo ebbe un donativo appena sufficiente ai bisogni immediati, e impose una gravosa tassa sulle entrate fecendo esplodere la rivolta.

A farsi arbitro della situazione un emissario del governo inglese nell’isola, Lord William Bentinck, la cui flotta proteggeva il regno di Sicilia dalle invasioni del regno di Napoli (napoleonico). Egli invitò Ferdinando ad abbandonare il governo, nominando il figlio Francesco suo reggente nel gennaio 1812. Al giovane rampollo venne accostato un governo esclusivamente siciliano, il cui obiettivo fondamentale fu la ratifica di una nuova costituzione. 

La costituzione siciliana fu promulgata il 12 luglio 1812. I tre poteri furono nettamente distinti: il “potere legislativo” fu affidato a un Parlamento di due Camere: la Camera dei Comuni, in cui ora erano rappresentati tutto il territorio siciliano e la Camera dei Pari, in cui i Pari Temporali e quelli Spirituali erano gli stessi che avevano fatto parte dei vecchi “Bracci” militare ed ecclesiastico. Il “potere esecutivo” fu affidato al Re, ma i Ministri erano posti sotto il controllo del Parlamento. Il potere giudiziario alla “magistratura”, soggetta solo alla legge e alle sentenze della Camera dei Pari costituita in Alta Corte. Furono introdotti i Consigli civici e le Magistrature elettive in tutti i comuni dell’isola. Fu abolito il feudalesimo e con esso ogni forma di servitù o sopravvivenza addirittura di schiavitù. Furono riconosciute le libertà e i diritti civili che ancora oggi figurano nella nostra Costituzione. La politica fiscale fu posta sotto il controllo della sola Camera dei Comuni, con il solo potere di veto da parte della Camera dei Pari; per contro la politica estera era messa sotto il controllo della Camera dei Pari.

Tutti i cittadini maschi non analfabeti con una rendita minima di 18 onze annuali (un reddito bassissimo, paragonabile a circa 10.000 euro l’anno di oggi) erano elettori della Camera dei Comuni, mentre, per essere eletti il reddito dove essere più alto (150 onze annuali, e quindi bisognava essere benestanti, anche se non proprio ricchi). La Camera si rinnovava ogni 4 anni, come i vecchi Parlamenti di Sicilia. A ciascun cittadino spettava, per mezzo di un Parlamentare, il diritto di fare domande, di presentare querele o, addirittura, di presentare “disegni di legge”. L’ammissione invece alla Camera dei Pari, oltre che per diritto ereditario, poteva avvenire per nomina regia, ma bisognava essere cittadini siciliani ed avere una rendita annua stratosferica, corrispondente a diversi milioni di euro di oggi; la Camera dei Pari era ancora l’Assemblea dei vecchi “gattopardi” di Sicilia, dei suoi potentissimi e ricchissimi baroni.

Purtroppo, dopo solo un anno e mezzo, il Re prese di nuovo il potere e svuotò questo documento preziosissimo. Ma le libertà, i diritti civili, le autonomie municipali, tutte le conquiste del 1812 in una parola, furono risultati importantissimi e degni di essere ricordati.