Winklevoss: storie di Bitcoin, di Facebook e di miliardi

Ebbene sì, il Bitcoin, la criptovaluta più famosa (e controversa) nel mondo della finanza ha da poco superato il tetto degli 11mila dollari, regalando immense fortune ai suoi investitori. Un traguardo a dir poco fenomenale e del tutto sconvolgente se si pensa che nell’ormai lontano 2009, anno in cui la moneta venne creata da un anonimo inventore noto come Satoshi Nakamoto, valeva appena qualche centesimo di dollaro. Il BTC si basa su un sistema controllato di transazioni, detto Blockchain, che sfrutta la potenza di calcolo si ogni “nodo” (PC) collegato alla rete in questione e dunque, in relazione al suo utilizzo per i Bitcoin, significa che la criptovaluta non è soggetta ad alcun controllo da parte dei sistemi bancari tradizionali. Questa caratteristica fondamentale rende il Bitcoin, insieme alle concorrenti come Ethereum e Litecoin, molto appetibile nei confronti degli investitori: un’attrazione che si è sempre più ripercossa sul suo valore, che oggi, come visto (e nonostante le “accuse” di presunta bolla finanziaria), si attesta intorno alla decina di migliaia di dollari. Ciò significa che chi ha investito un pugno di dollari, qualche anno fa, sì ritrova adesso ad avere un ben più cospicuo gruzzolo di denaro.

E questo è ciò che è capitato ai gemelli Winklevoss (36enni) che, beneficiando dell’aumento esponenziale sopracitato, diventano ufficialmente i primi miliardari grazie al fenomeno Bitcoin. Ma non è la prima volta che Tyler e Cameron sono coinvolti in investimenti di questa portata. Ma come, non li conoscete?
Pensate per un attimo di fare parte in uno dei più grandi fenomeni tecnologici dell’era moderna, dal valore quotato in borsa in centinaia di miliardi di dollari, ma di non rientrarne nella proprietà in seguito a un processo legale, e di dovervi “accontentare” di un risarcimento da qualche milioncino. Immaginate poi di investire alcuni di questi milioni in un’idea innovativa , ancora in fase embroniale e che probabilmente verrà contrastata dall’economia bancaria perché ritenuta pericolosa in quanto “fuori dal sistema” ma che dopo anni, a dispetto di tutte le cattive previsioni, riuscirà a sfondare nel settore finanziario facendovi, finalmente, diventare quello che sareste dovuti essere già da tempo: miliardari. Questa che starete pensando essere un’utopia è invece la storia reale dei gemelli Winklevoss.

I due fratelli, infatti, ai tempi dell’università ad Harvard volevano creare una piattaforma che consentisse alle persone di chattare, di pubblicare contenuti multimediali e veicolare pensieri e notizie (esattamente come facciamo oggi), ma avevano bisogno di qualcuno che attuasse la loro idea, in termini di programmazione informatica: fu così che entrò nel loro progetto Mark Zuckerberg, il quale poco dopo pensò di fondare Facebook e di escludere i Winklevoss dalla nascente fondazione. Si creò ben presto una disputa sulla proprietà dell’azienda, sfociata in una causa legale che terminò nel 2008 con la condanna del CEO di Facebook alla liquidazione di un risarcimento a favore i Winklevoss di ben 65 milioni di dollari. Nel 2013 i due gemelli però, intuendone il potenziale, decisero di investire 11 di quei milioni per acquistare una quantità spropositata di Bitcoin, quando erano in pochi a conoscerli e  uno valeva ancora “soltanto” 120 dollari. Oggi, se consideriamo dunque il loro attuale valore di mercato, capiamo facilmente che il loro investimento ha fruttato una cifra che è ben al di là del miliardo di dollari. Una mossa da grande fiuto degli affari o quantomeno una magra (seppur felice) consolazione, visto che oggi il valore di Facebook, di proprietà del loro “rivale” Zuckerberg, si attesta attorno ai 500 miliardi di dollari.