Il termitano Francesco Frudà promuove la città con i suoi video break dance: connubbio di spazi urbani, danza e arte

Sempre più evidente è che negli ultimi tempi la tecnologia ha influito anche sulla società. Le ville, i cortili interni dei palazzi si sono svuotati rispetto ai decenni passati. Da questa riflessione è nato l’incontro con Francesco Frudà che dal 2000, da quando andava alle medie, faceva combaciare studio e break dance.

Ricordo che andare alla villa Palmeri di Termini Imerese in quegli anni significava poter vedere le evoluzioni di ragazzi, che con lo stereo a batterie (8 di quelle grosse) e con i cartoni per evitare l’attrito del suolo, si allenavano alla rosa dei venti o accanto al campo di calcetto – racconta Frudà -. Poi divenimmo ancora più underground, ci spostammo sotto i portici” (accanto via Mattarella, ndr)”.

Le arti come la break dance esprimono anche la volontà di vivere la città, di usare le strutture urbane come attrezzi di lavoro, come compagni di viaggio, un concetto profondo che forma un senso di rispetto verso gli spazi pubblici.

Proprio in questa direzione infatti Frudà con il videomaker Elio Tantillo hanno prodotto dei video girati proprio a Termini Imerese, video di break dance che risultano essere anche uno spot alla città e ai suoi spazi.

 

Con Francesco abbiamo riflettuto su come si potrebbero riportare i ragazzi a far vivere una città che negli anni ha visto allontanare i suoi giovani dagli spazi pubblici…

“Le strutture, ad esempio il campo da calcio della villa per anni è stato un punto di riferimento, oggi lo gestiscono degli anziani ma con tutto il rispetto perché non viene trovato un compromesso? Perché se io entro per fare break dance loro mi cacciano senza un chiaro motivo? La mia è una critica costruttiva, se noi da ragazzi avessimo avuto una struttura forse sarebbe nata una scuola di break dance, forse oggi dopo 18 anni qualche breaker avrebbe raggiunto un livello internazionale, ma se mancano gli spazi, le strutture, i progetti verso il futuro, diventa dura”.

Abbiamo posto anche l’accento su come le arti urbane formano le persone…

“La break dance è sicuramente spettacolare da vedere ma insegna anche il sacrificio, per anni ad esempio mi sono allenato per riuscire nell’air flair, (un passo di break dance) ho tentato giornalmente per 2 anni senza riuscirci e quando è successo… non so nemmeno spiegarti cosa ho provato, credo di essere stato l’uomo più felice al Mondo. Ero giovane incosciente e menomale altrimenti tante cose non le avrei imparate, se incanali con attenzione l’incoscienza, se la usi come uno strumento per raggiungere i tuoi obiettivi diventa una palestra di vita, e poi la strada era la nostra palestra e in maniera naturale impari a rispettare gli spazi urbani come tuoi e questa può essere una chiave per cambiare, per formare nuove generazioni e una cittadinanza attiva”.

Francesco Frudà                   Fotografie: Scimè Michele