Sport e mente: come l’attività fisica aiuta il benessere mentale

L’importanza dell’attività fisica nel mantenimento delle funzioni cognitive è storia antica che oggi più che mai diventa importante per il benessere olistico della persona. Fin dai tempi dell’antica Grecia l’efficacia dell’attività fisica per il benessere mentale della persona era conosciuta e applicata come metodo terapeutico, tanto che lo stesso Ippocrate prescriveva ai propri pazienti “melanconici” esercizi di movimento capaci di curare e alleviare il male dell’anima. Nella società occidentale, lungo un percorso durato centinaia di anni, siamo giunti solo all’inizio degli anni settanta a condurre studi scientifici sulla correlazione tra mente e corpo, aprendo la strada ad una visione olistica dell’individuo.

 

Uno studio condotto dagli scienziati del Karolinska Institut di Stoccolma (Svezia) ha dimostrato come l’attività fisica permetta ai nostri muscoli di scaricare le tossine e le sostanze nocive accumulate dal nostro organismo, riducendo così il livello di depressione legato allo stress. In questo contesto la funzione dei muscoli si avvicina molto a quella dei reni e del fegato perché si attivano dei meccanismi di auto protezione dell’organismo grazie ai cambiamenti biochimici prodotti dall’attività fisica.

 

Un tassello fondamentale per comprendere la correlazione tra mente e corpo è stato scoperto dai ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora (Stati Uniti) coordinati dal cardiologo italiano Nazareno Paolocci. Grazie alle loro ricerche è stato messo in evidenza come il noto fattore neurotrofico cerebrale (BDNF) svolga un ruolo significativo per mantenere un corpo sano. Il BDNF è una proteina che favorisce la differenziazione delle cellule cerebrali e la creazione di nuove connessioni e proprio i suoi livelli nell’organismo aumentano con l’esercizio fisico.

 

Non occorre ovviamente allenarsi con l’obiettivo di partecipare alle gare del circuito Ironman e non stiamo neppure parlando di sport competitivi, ma di un allenamento leggero e quotidiano di almeno 30 minuti per permettere all’organismo di espellere le tossine accumulate durante la giornata. In particolare la disciplina e la costanza, più che la durata o l’intensità dell’esercizio costituiscono i fattori determinanti per un benessere non solo fisico, ma anche mentale.

Soprattutto in una società sedentaria, in cui i divertimenti e l’intrattenimento passano da attività che possono essere svolte benissimo sul divano di casa, l’esercizio fisico diventa pratica da non trascurare.

In questo contesto è curioso notare come a seconda del tipo di sportivo considerato si verifichi un passaggio dall’attività fisica a quella mentale e viceversa. Jeff Gross ad esempio è un giocatore di poker a livello professionale del team PokerStars che grazie all’attività fisica quotidiana ha migliorato la propria capacità di rimanere lucido nei tornei soprattutto in situazioni di forte stress emotivo.

Magnus Carlssen è uno dei più grandi scacchisti della storia, campione del mondo nel 2016 e anche per lui l’attività fisica svolge un ruolo fondamentale nella propria preparazione mentale. Soprattutto in partite e tornei molto lunghi, essere in forma fisicamente gli permette di sbagliare meno evitando errori fatali.

 

Ci sono poi sportivi che hanno impiegato il training mentale per migliorare la propria concentrazione e mantenere la calma durante una gara. Jamie Anderson è stato medaglia d’oro nello snowboard ai giochi olimpici di Sochi e la pratica della meditazione ha rappresentato una risorsa efficace per affrontare in maniera distaccata le competizioni più importanti.

L’atleta italiana Jessica Rossi, oro olimpico al tiro al piattello, è riuscita ad ottenere l’eccezionale punteggio di 99 su 100 grazie ad un allenamento mentale efficace.

È dunque in questa sinergia tra mente e corpo o se preferite tra corpo e mente che risiede il benessere della persona.