La squadra di Mr. Poldo vince il primo memorial dedicato a Cristian Taravella

Si è svolto ieri (3 giugno), il primo memorial dedicato al giovane studente del liceo scientifico di Termini Imerese, Cristian Taravella, scomparso a seguito di un gravissimo incidente stradale tra Termini Imerese e Campofelice di Roccella. 

Il torneo

A vincere il primo memorial intitolato “Lo sai da qui si vedono gli angeli“, è stata la squadra di Mr. Poldo.
La squadra, composta da Luigi Geraci, Santo Bellaville, Antonio Ragusa, Francesco Piro, Vincenzo La Rosa, Simone Comella, Gino Matracia e Agostino Mascari, si è aggiudicata il primo posto battendo la squadra Pulisud al girone finale.
Il capitano della squadra Gino Matracia era visibilmente commosso, si è detto soddisfatto del risultato e ha dedicato questa vittoria all’amico Cristian.
Sono state in tutto 16 le squadre che hanno partecipato al memorial, per un totale di oltre 150 partecipanti.
Il torneo di calcio, durato un’intera giornata presso lo sport Center Torracchio di Termini Imerese, si è concluso intorno alle ore 21,00 con la premiazione di tutti i partecipanti.

Una giornata nel ricordo di Cristian

Il clima tra i giovani studenti termitani e dei comuni del comprensorio era sereno. È stata una giornata dedicata ai ricordi con il loro caro amico scomparso. Presenti alla giornata anche alcuni dei genitori dei compagni di classe di Cristian.
Durante tutta la giornata sono stati molti i pensieri dedicati a Cristian, così come i momenti toccanti.
Tutti i partecipanti al torneo hanno giocato pulito, in un clima di rispetto reciproco e di aggregazione.

Le parole del padre di Cristian

Al memorial sono stati presenti anche i genitori e la sorella di Cristian, è stata quest’ultima a premiare le squadre e i giocatori presenti.
Al termine dell’evento, subito dopo la fase di premiazione, ha preso parole anche il padre di Cristian che visibilmente emozionato ha ringraziato tutti.
Capisco che la giornata è stata lunga e faticosa, ma voglio ringraziare tutti quanti, chi è stato in campo con queste temperature, gli organizzatori, i ragazzi della classe di Cristian, i genitori e tutti quanti -ha affermato il padre di Cristian-. Grazie ancora a tutti voi, grazie per questo momento particolare, bellissimo.”

Il rapporto tra Cristian e lo sport nelle parole di suo padre

“Dico complimenti ai vincitori, ma i vincitori siete tutti, perché nello sport si vince tutti. Lui – ha affermato l’uomo indicando il cielo-, spesso non era d’accordo quando gli dicevo che si partecipa e si gioca, che si ama lo sport anche per partecipare. Lui mi rispondeva «pa’ ma se non vinci che piacere c’è?». È giusta la competizione, altrimenti poi si spegne quella fiamma, però il valore dello sport, e questo è uno sport che lui amava tantissimo sin da bambino”.

A questo punto l’uomo visibilmente commosso, ha raccontato un piccolo aneddoto su un Cristian bambino che voleva imparare a palleggiare come i grandi calciatori.
“All’inizio non sapeva fare bene i palleggi -ha iniziato a raccontare l’uomo in un clima commosso -, allora guardava in televisione e mi chiedeva «pa’ ma come si fa? Col destro? Con il sinistro?». Gli dissi di mettersi contro un muro e di far rimbalzare la palla. «Pa’ ma non ci riesco». Insomma piano piano è nata in lui questa grande passione che coltivava nelle strade, coltivava poi nei campi e credo che coltiverà anche lassù. Simona sa quanti supersantos sono andati a finire nel così detto “cozzo”, perchè abitavamo in una strada che poi andava a finire in questa grande discesa con la campagna. Nonostante ciò si ripartiva -ha concluso-, si andava al negozio, si ricomprava un nuovo supersantos e si ripartiva”.

Il dolore come lezione di vita

“Questo è quello che voglio dirvi oggi -ha continuato l’uomo-, certi momenti di dolore aiutano anche a capire che le cose belle della vita sono queste, i valori sani, le distrazioni sane. Amare lo sport significa anche allontanarci da tante altre distrazioni che oggi purtroppo incongono sempre più, a cominciare dai cellulari. Giocando vi disconnettete e vi assicuro che è lo strumento più potente di socializzazione. Oggi si hanno tanti di questi amici virtuali e poi soli non ci presentiamo più, non dialoghiamo più. Amiamo lo sport, amiamo gli amici reali, i cellulari usiamoli quel poco che basta. Infine, per ultimo, voglio dirvi che lo sport ci aiuta a coltivale quella grandissima cosa che è il gioco di squadra. Cari ragazzi -ha affermato riferendosi ai tanti giovani presenti –, ve lo dico per esperienza, è l’arma più potente che si possa avere. A scuola, nel mondo del lavoro, col gioco di squadra si va avanti e si ottengono i maggiori profitti, profitti in termini di gratificazione -ha concluso-. Grazie ancora a tutti”.