La senatrice termitana Antonella Campagna interviene sul fenomeno del caporalato

La senatrice termitana Antonella Campagna interviene sul fenomeno del caporalato

La senatrice termitana Antonella Campagna interviene sul fenomeno del caporalato

Sul fenomeno del caporalato sempre più dilagante in Sicilia e, in particolare nelle province di Palermo e Ragusa, è intervenuta la senatrice del Movimento 5 Stelle di Termini Imerese, Antonella Campagna, membro della commissione Lavoro, che in una nota ha affermato: “Le immagini dell’incidente che il 6 agosto scorso nel Foggiano ha ucciso 12 braccianti, di cui in questi giorni si sono svolte le esequie, sono ancora vive nei nostri occhi. Una vicenda per la quale la Procura di Larino (Campobasso) ha iscritto tre persone nel registro degli indagati: l’ipotesi di reato è di sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita.
Il caporalato, che purtroppo torna periodicamente ad occupare le pagine di cronaca nera, soprattutto d’estate, rappresenta tuttavia solo la punta dell’iceberg. Esso è l’effetto più perverso dello sfruttamento capitalistico del lavoro dei braccianti, prodotto e alimentato da un sistema internazionale incentrato sul potere della grande distribuzione e dalle imprese produttrici che, per essere competitive sul mercato, puntano alla massimizzazione dei profitti a discapito della tutela dei diritti dei lavoratori – ha aggiunto la senatrice termitana -. L’unico modo per eliminare lo sfruttamento lavorativo è quello di intervenire su tutta la filiera, perché la grande distribuzione organizzata (Gdo) abbassa i prezzi a livelli insostenibili per chi produce, attuando pratiche commerciali deprecabili come l’asta elettronica al doppio ribasso.
Un sistema senza alcuna responsabilità sociale d’impresa, gestito da quelli che possiamo definire come i “Generali dei caporali”, che porta ogni attore della filiera a rivalersi su quello più debole: il lavoratore. Un sistema fatto di sistematica violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, al riposo settimanale, alle ferie, al lavoro minorile, con retribuzioni palesemente difformi dai contratti collettivi nazionali e comunque sproporzionati rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato. Senza dimenticare – ovviamente – le violazioni delle normative di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, la totale assenza della rappresentanza sindacale e servizi di trasporto e soluzioni alloggiative particolarmente degradanti – ha continuato la Campagna -. Secondo l’ultimo rapporto Agromafie e caporalato della Flai Cgil, su circa un milione di lavoratori agricoli, 405mila dei quali stranieri sia regolari sia irregolari, 400/430mila sono vittime di sfruttamento. Di questi, più di 132mila sono in condizione di grave vulnerabilità sociale e forte sofferenza occupazionale: oltre 300mila di loro, quasi il 30% del totale, lavorano difatti meno di 50 giornate all’anno. Sempre per la Flai Cgil, presumibilmente in questo bacino è presente molto lavoro irregolare/grigio (cioè quelle persone in regola sulla carta ma alle quali non vengono pagati i contributi o che non vengono retribuite secondo le tabelle ufficiali).
La legge Martina/Orlando contro il caporalato (n. 199/2016) si è mostrata efficace per quanto riguarda l’aspetto repressivo ma si è rivelata totalmente fallimentare nella parte relativa alle misure preventive.
Infatti sono rimaste quasi completamente inattuate le misure previste per l’implementazione dei controlli, per l’attività della Cabina di regia e delle sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità che, oltre a svolgere un’attività di monitoraggio delle realtà datoriali presenti sul territorio, dovrebbero consentire di indirizzare con maggiore efficacia gli accertamenti ispettivi, impegnandosi nella individuazione di strumenti finalizzati a facilitare il servizio di trasporto nei campi attraverso il coinvolgimento – mediante convenzione – di imprese pubbliche e private del settore.
Analizzando i dati relativi all’organico degli Ispettorati territoriali del lavoro nella Regione Sicilia, ho potuto appurare l’assoluta inadeguatezza dei numeri degli ispettori coinvolti in attività di vigilanza. Basti pensare che province come Ragusa, notoriamente votata al settore agroalimentare, conta appena 2 ispettori nel proprio territorio. Non va meglio nemmeno a Palermo (3) e Trapani (4), per un organico complessivo di 96 ispettori su tutto il territorio regionale.
Condivido quindi l’approccio del ministro Di Maio, che ha recentemente dichiarato di voler indire dei concorsi pubblici per implementare il numero degli ispettori, ritenendo fondamentale intensificare l’attività di vigilanza e controllo nelle aziende individuando le aree d’intervento ricomprese nei territori di competenza in base alle colture stagionali, in cui l’utilizzo della manodopera subisce dei picchi in concomitanza dei periodi di raccolta e/o trasformazione dei prodotti agricoli -ha concluso Antonella Campagna -. Al fine di fornire una risposta pronta ed efficace al crescente allarme sociale destato da questi fenomeni distorsivi del mercato del lavoro e – in particolare – al fine di contrastare il caporalato, sarà prioritario rendere operativi il Protocollo d’intesa contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura “Cura – Legalità – Uscita dal ghetto” siglato il 27 maggio 2016 ed il successivo Protocollo di cooperazione per il contrasto al caporalato ed al lavoro sommerso e irregolare in agricoltura del 12 luglio 2016, con cui sono stati programmati interventi congiunti con il coinvolgimento di diversi soggetti istituzionali (Ispettorato nazionale del lavoro, Arma dei Carabinieri e personale ispettivo ASL).
Sarà inoltre importante avviare campagne informative della normativa lavoristica e di legislazione sociale e di sensibilizzazione dei cittadini all’acquisto di prodotti etici, provenienti da filiere sane. Solo così potremo finalmente invertire la rotta”.

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