Migranti e accoglienza a Termini Imerese: i giovani del progetto “Tarhib Sicilia” a scuola di salute e di vita

Molti in Italia li chiamano “giovani invisibili” i minori stranieri non accompagnati che, dalle coste nordafricane, dal medio oriente, da paesi come Siria, Sudan, Libano, Eritrea, Nigeria e da molte altre zone del pianeta, non ha avuto altra scelta che abbandonare la propria realtà, confidando in solidarietà e accoglienza senza frontiere, che fortunatamente hanno trovato a Termini Imerese grazie al progetto “Tarhib Sicilia 1634”.

Il progetto “Tarhib Sicilia”, la cui coordinatrice è Elena Angilello, collaborata in città dalla responsabile di struttura Egle Silvia Lo Forti, prevede l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati presso due strutture ad alta specializzazione, accreditate presso la Regione Siciliana che si trovano nel territorio urbano di Termini Imerese e San Michele di Ganzaria. La struttura di Termini Imerese  ha trenta posti riservati a minori di sesso maschile, i primi ospiti sono arrivati in città lo 29 aprile.

Elena Angilello

“Considerando come principio preminente in tutte le fasi della presa in carico e il superiore interesse del minore – ha affermato la responsabile del progetto, Elena Angilello – sono state avviate strategie volte a sostenere, garantire e tutelare i diritti dei minori ospiti,quali il diritto alla vita il diritto all’istruzione alla salute e il diritto di essere protetti da qualsiasi forma di maltrattamenti ed abusi”.

Nei giorni scorsi i giovani ospiti della comunità termitana hanno partecipato al laboratorio di igiene, in collaborazione con l’Asp 6 di Palermo: un progetto in cui si parla di salute, corpo umano e delle malattie in genere. “Per garantire il benessere del minore risulta essenziale il consolidamento di un sistema di coordinamento locale con e tra le istituzioni e le realtà locali – ha aggiunto Angilello -. Tra le collaborazioni, nel caso specifico è stato stilato un protocollo d intesa con l’Asp 6 di Palermo per il laboratorio igiene che ha coinvolto i ragazzi e li rende consapevoli del loro corpo”.

La responsabile di Termini Imerese, Egle Silvia Sole Lo Forti,

Egle Silvia Sole Lo Forti

ha spiegato che “tutti i progetti dedicati ai ragazzi sono destinati al potenziamento delle competenze che ogni minore straniero porta con sé, rafforzando così i punti di forza di ognuno di loro con l’obiettivo di costruire, con un lavoro d’equipe specializzato un “nuovo se” in termini di equilibrio tra il trascorso del minore e il futuro che li aiuteremo a scoprire”.

 

Salvatore Calamera

“Questi minori hanno subito diversi traumi – ha aggiunto lo psicologo termitano, Salvatore Calamera -. Dalla rottura del legame familiare alle traversie del viaggio. Si tratta di osservare il fenomeno in un’ottica transgenerazionale e transculturale. E non in ultima analisi è presente una grande incertezza rispetto al proprio progetto di vita. Insomma, siamo di fronte a una vera e propria ristrutturazione del sé dove diventa fondamentale un supporto psicologico”.

Al tal fine sono tante le iniziative a favore dei ragazzi ospiti: attività di natura educativa,  di socializzazione,  attività psicologiche e di sensibilizzazione alle norme igienico sanitarie, attività di alfabetizzazione ed anche ludico-ricreative in cui si aiutano ad esprimere le loro emozioni. I ragazzi sono sottoposti a colloqui con personale competente con il quale ripercorrono la loro vita in Africa e il percorso migratorio e vengono analizzati tutti gli aspetti relativi ad eventuali vulnerabilità.

“I giovani hanno risposto positivamente alle attività proposte – ha aggiunto lo psicologo Calamera -. La soddisfazione più bella è  vederli fuori dalla struttura a svolgere le normali attività di qualsiasi altro ragazzo termitano, vivendo così il territorio, andando in spiaggia o semplicemente facendo una passeggiata nel centro storico della città. Sono giovani che si fanno voler bene, hanno instaurato ottimi rapporti con alcuni loro coetanei del posto e alcuni hanno già iniziato a parlare la nostra lingua, hanno un grande rispetto per le altrui religioni e rispetto per tutti gli educatori della struttura che considerano punto di riferimento”.

Una realtà che molti sconoscono in città, ma che è esempio di sana accoglienza, integrazione e solidarietà.